giovedì 31 dicembre 2020

Il traffico di organi umani in Cina

 


Il traffico di organi è stato il tema centrale di due audizioni tenutesi il 16 dicembre alla Camera dei Deputati: una focalizzata sul fenomeno del prelievo forzato di organi in Cina, mentre l’altra sul traffico di organi a livello globale.

Attualmente, come sottolineato dalla direttrice per la qualità del farmaco e la cura della salute, presso il Segretariato generale del Consiglio d’Europa, Susanne Keitel, il traffico di organi è un «fenomeno che esiste ovunque. C’è un’alta domanda di organi ovunque, e lo stesso fenomeno è presente in Paesi diversi».Tuttavia, Carlos Iglesias, rappresentante legale dell’organizzazione non governativa Doctors Against Forced Organ Harvesting (Dafoh), ovvero Medici contro il prelievo forzato di organi, ha sottolineato durante la prima audizione della giornata che il fenomeno del traffico e del prelievo forzato di organi in Cina è persino più inquietante rispetto a quello che avviene nel resto del mondo, poiché è gestito direttamente dallo Stato e non ha unicamente una finalità economica: «Non è solo qualcosa di economico, lo scopo è quello di debellare e sradicare tutti coloro che per il loro credo, o semplicemente perché non fanno proprio il pensiero unico del Partito Comunista Cinese, sono perseguitati, queste persone sono perseguitate e si tenta di sterminarle attraverso il prelievo di organi».

L’avvocato spagnolo ha quindi chiesto ai parlamentari italiani di «proteggere il popolo italiano, informandolo affinché non si renda partecipe a sua insaputa, o chiudendo un occhio, di queste atrocità». Oltre a consigliare al Parlamento di istituire un osservatorio sugli organi indipendente in Italia e di avviare una «collaborazione internazionale per cercare di fermare queste pratiche atroci che si stanno verificando in Cina».

Al termine dell’intervento, il deputato Vito Comencini ha definito quella di Dafoh una «denuncia molto importante che avalla la necessità di adottare provvedimenti più rigorosi e più forti nel contrasto al traffico di organi illegale», aggiungendo anche che «purtroppo molti media non parlano spesso di questi aspetti che riguardano appunto il regime comunista cinese». Comencini ha infine sottolineato che il prelievo forzato di organi in Cina solleva anche la questione politica dei «rapporti nei confronti del regime comunista cinese, che dimostra anche in questo caso la sua faccia malefica e pericolosa nei confronti dell’occidente, oltre che della salute dei suoi stessi cittadini». Anche l’Onorevole Laura Boldrini, presente all’audizione, ha dichiarato: «Spaventa veramente sapere che in Cina questa pratica sia così diffusa e venga usata in qualche modo anche con un agenda politica, e quindi trovo veramente spaventoso tutto questo». Diversi deputati hanno inoltre chiesto ai medici di Dafoh precisazioni sul numero delle vittime del prelievo forzato di organi in Cina, che secondo le inchieste sono in gran parte prigionieri di coscienza: praticanti del Falun Gong, buddisti tibetani, uiguri, cristiani perseguitati o dissidenti politici. Tuttavia, la dott.ssa Katerina Angelakopoulou, membro di Dafoh, ha spiegato come attualmente sia impossibile determinare con esatezza il numero delle vittime del prelievo forzato di organi in Cina, per via della difficoltà nel condurre indagini indipendenti nel Paese. Ad ogni modo, la Angelakopoulou ha precisato che una recente inchiesta basata su dati raccolti negli ospedali cinesi stima che ogni anno vengono effettuati diverse decine di migliaia di trapianti non dichiarati, i cui organi non possono che provenire in larga parte dai prigionieri del regime.

Le inchieste sul prelievo forzato di organi in Cina

Le indagini della comunità internazionale sul prelievo forzato di organi in Cina sono iniziate nel 2006, a seguito delle inquietanti testimonianze dei sopravvissuti alla prigionia, dell’esponenziale crescita del settore dei trapianti cinese, delle anomale tempistiche per l’attesa degli organi in Cina e di altre informazioni provenienti dal Paese. La prima inchiesta indipendente a confermare l’esistenza di questo fenomeno è stata condotta dall’avvocato canadese dei diritti umani David Matas e dall’ex politico e avvocato canadese David Kilgour. Ai due inquirenti è stato impedito di recarsi in Cina per indagare, ma hanno nondimeno concluso basandosi su testimonianze, sui dati ufficiali, e su un’ampia varietà di dati e prove indirette, che il prelievo forzato di organi in Cina era una realtà e che le principali vittime erano con ogni probabilità i praticanti del Falun Gong: una pratica di meditazione che dal 1999 viene brutalmente perseguitata dal Partito Comunista Cinese. Nel 2007, Kilgour e Matas hanno presentato un rapporto aggiornato dal titolo ‘Bloody Harvest: Rapporto rivisto sulle accuse di prelievo di organi a praticanti del Falun Gong in Cina’, che ha attirato per la prima volta l’attenzione della stampa e della comunità internazionale su questo fenomeno. Da allora, si sono accumulate incessantemente nuove prove, indagini e risoluzioni parlamentari che denunciano il fenomeno in tutto il mondo. Il 12 dicembre del 2013, il Parlamento europeo ha approvato all’unanimità una risoluzione che «esprime profonda preoccupazione per le continue segnalazioni provenienti da fonti affidabili circa episodi sistematici e autorizzati dallo Stato di espianto coatto di organi da prigionieri di coscienza non consenzienti nella Repubblica popolare cinese, in particolare da un gran numero di seguaci del movimento Falun Gong, imprigionati per il loro credo religioso, nonché da membri di altri gruppi religiosi ed etnici minoritari». Anche il Parlamento italiano, il Congresso americano e i principali parlamenti delle democrazie occidentali hanno emanato risoluzioni simili negli ultimi 16 anni. Tuttavia, come affermato spesso dagli addetti ai lavori, questo macabro fenomeno continua a non ricevere la giusta attenzione. Nel 2017 il chirurgo cinese Enver Tohti, che ora vive nel Regno Unito, ha testimoniato di fronte a una commissione del Parlamento irlandese di aver effettuato personalmente un’operazione con sottrazione forzata di organi da un prigioniero ancora vivo. «Era ancora vivo – ha dichiarato Tothi – tuttavia non mi sentivo affatto in colpa. In effetti, sembravo un robot programmato per svolgere il suo lavoro. Pensavo di compiere il mio dovere nell’eliminare un ‘nemico dello Stato’».

Mentre un’inchiesta realizzata nel 2017 dall’emittente sudcoreana Tv Chosun ha mostrato il funzionamento del cosiddetto turismo dei trapianti. I giornalisti si sono introdotti in un ospedale di Tianjin, nel nordest della Cina, domandando informazioni per conto di un paziente sudcoreano malato di reni e bisognoso di trapianto. Il cameraman ha filmato di nascosto i dialoghi col personale ospedaliero, secondo cui un organo poteva essere disponibile in poche settimane (mentre in Occidente occorrono anni), e che l’attesa poteva essere persino più breve, se la famiglia avesse accettato di pagare di più. Nel corso degli anni, gli investigatori indipendenti hanno condotto anche numerose inchieste telefoniche sul fenomeno del prelievo forzato degli organi in Cina, riuscendo a ‘strappare’ numerose confessioni involontarie da parte del personale medico degli ospedali cinesi. Come nel caso di una conversazione che si è svolta l’11 novembre 2018 tra il dottor Wang Zhiyuan – presidente della Woipfg, che fingeva di essere il parente di un malato cinese bisognoso di un trapianto di fegato – e Peng Zhihai, direttore del Centro per i trapianti di organi e vicepresidente dell’Ospedale generale di Shanghai. Durante la conversazione, Wang ha chiesto: «Ho un’altra [domanda]. Usate praticanti del Falun Gong come donatori, cioè, donatori sani, giusto?», a quel punto il direttore del Centro per i trapianti, Peng, ha risposto: «Senza dubbio sono sani. Come potrebbe essere altrimenti?!». Infine il 17 giugno del 2019 è arrivata la sentenza di un tribunale popolare indipendente, il China Tribunal, che afferma: «Il tribunale non dispone di alcuna prova a sostegno del fatto che le grandi infrastrutture connesse al settore dei trapianti cinese siano state smantellate; e, in assenza di una spiegazione soddisfacente in merito alla fonte degli organi già pronti all’uso, conclude che il prelievo forzato di organi continui ancora oggi».

Articolo di Marco D'Ippolito - epochtimes.it  

Per approfondimenti: Il commercio degli orrori di Ivan Maffei

mercoledì 30 dicembre 2020

L'abisso dell'umanità

 


Siamo nel 2020. In Bosnia, nella parte settentrionale dello Stato. Ancor più a nord, a 40 km da Bihać, nella città di Lipa. Lì, d’inverno, le temperature scendono sotto lo zero.

Molto spesso, è ricoperta di neve. Siamo a dicembre, uno dei mesi più freddi dell’anno.
Qui vi era un campo profughi che accoglieva 1500 persone: uomini, donne, bambini.
Il campo profughi è stato distrutto dalle fiamme. L’emergenza umanitaria scaturita dal rogo disastroso è l’ennesimo segnale che ormai tutti noi siamo colpevoli. Siamo davvero caduti nell’abisso dell’umanità.

Le cause del rogo nel campo profughi di Lipa

Il campo profughi di Lipa ha preso fuoco durante la giornata del 23 dicembre. Alcuni testimoni hanno riferito che il rogo sia iniziato da un deposito di carburanti e che si sia poi diffuso verso le tende in cui si trovavano i migranti.
L’incendio sembra essere stato appiccato dai migranti stessi in protesta a dinamiche non più sostenibili.
Da mesi, il campo di Lipa è attrezzato malissimo. Al freddo, si sono aggiunti problemi quali la totale mancanza di acqua, di energia elettrica e l’assenza di riscaldamenti.
Al sovraffollamento del campo, vi è stata l’intolleranza degli abitanti della città che hanno addirittura creato gruppi di linciaggio nel caso in cui qualcuno si fosse azzardato a superare il confine.
A tutto questo, come ci ricorda Valerio Nicolesi sui social, non va sottovalutata la violenza della polizia croata:

“Quando sono stato in Bosnia per raccontare la rotta balcanica la situazione era identica a questa o forse ancora più difficile perché non c’erano campi e le persone vivevano in palazzi abbandonati. E non è solo il freddo, come si dice in questi giorni, ma soprattutto la violenza della polizia croata che respinge queste persone.
“Big problem croation police”, dicono in continuazione […]. Le violazioni dei diritti umani sono quotidiane, la neve e il gelo peggiorano solo il disastro creato dall’uomo.”

Già in passato, grazie alla rivista Der Spiegel, è noto che la polizia croata spinge i migranti nei confini bosniaci attraverso forme di tortura. Ce lo testimoniano i richiedenti asilo: denti rotti, lacerazioni profonde sul corpo, unghie strappate. 

La risposta dell’OIM

Così le autorità locali- coscientemente- non hanno fornito risposte per attrezzare il campo in vista dell’inverno, provocando così un ennesimo atto di violenza indiretta nei confronti di migliaia di persone. L’OIM, l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, proprio quel giorno, aveva dato inizio al ritiro del personale. Una forma di protesta nata contro l’indifferenza a cui erano sottoposti.
Le soffocanti dinamiche politiche e sociali degli ultimi mesi, dunque, sono tutte sfociate in un’azione disperata.
Si può trascorrere la notte in un’unica tenda incolume dalle fiamme? O trascorrere con i propri figli ore intere nella foresta che circonda il campo? A piedi nudi, con vestiti inadeguati e con la paura di morire?

“I media troveranno solo morti”, se si continua così.

Crediamo con fermezza che episodi come questo, accaduti a Lipa, ma anche pochi mesi fa a Moria, in Grecia, non siano delle spie fievoli. Ci ritroviamo davanti ad un’emergenza che non può più attendere che le poltrone si smuovano di qualche centimetro, che le differenze tra i popoli continuino su la scia del separatismo anziché considerarle come una risorsa.
È l’odio che nutre i popoli, che inietta violenza e schiaccia i sogni. Che poi, ditemi voi se la vita è un sogno o un diritto inalienabile.

Siamo davvero sicuri di aver raggiunto uno stadio di civiltà?

Articolo di Maria Pia Sgariglia - ultimavoce.it


martedì 29 dicembre 2020

L'Alcatraz dei Rohingya

 


Il governo del Bangladesh ha deciso il trasferimento, che a detta delle ong sarebbe coatto, di migliaia di profughi islamici Rohingya, giunti in precedenza nel Paese citato dopo essere fuggiti in massa dal Myanmar, “su un’isola remota”.
 
La minoranza emica in questione è da anni vittima di persecuzioni da parte delle autorità del Myanmar e cerca di conseguenza accoglienza in tutti gli Stati vicini all’ex Birmania, tra cui appunto il Bangladesh. I rifugiati oggetto del ricollocamento disposto in questi giorni da Dacca avevano finora occupato delle sovraffollate strutture di accoglienza allestite apposta per loro nei dintorni di Cox’s Bazar, nel sudest della nazione musulmana.
Coinvolti nel trasferimento sull’isola incriminata sono inizialmente oltre 1600 Rohingya presenti in Bangladesh, ma l’obiettivo del governo di Dacca è ricollocare su quell’atollo, complessivamente, almeno 100mila rifugiati stanziati sul territorio bengalese.
Nel dettaglio, l’isola remota che ospiterà i migranti fuggiti dal Myanmar si chiama Bhasan Char, con una superficie di 52 km quadrati e ubicata nel golfo del Bengala, nel mezzo dell’Oceano indiano.
La particolarità di Bhasan Char è che, non di rado, è spazzata da cicloni e colpita da inondazioni, con conseguente rischio che le condizioni di vita dei Rohingya siano lì estremamente difficili.
Nel frattempo, più di 1600 rifugiati sono stati già ricollocati sull’atollo inospitale, dopo che le autorità di Dacca hanno provveduto al loro trasporto impiegando 7 navi. Le istituzioni bengalesi, contestualmente al trasferimento in pieno oceano di quelle migliaia di migranti, hanno rafforzato le misure di sicurezza intorno alla struttura ricettiva per clandestini da poco eretta a Bhasan Char, inviando sull’isola 300 poliziotti apposta per sorvegliare i Rohingya trasferiti recentemente nel mezzo del golfo del Bengala.
La designazione, da parte di Dacca, di Bhasan Char quale luogo preposto alla permanenza dei rifugiati presenti sul territorio bengalese si è accompagnato con un consistente investimento finanziario ad opera del Paese asiatico.
L’esecutivo del Bangladesh ha appunto stanziato 400 milioni di dollari nella costruzione di rifugi per profughi sull’atollo incriminato, nonché nella realizzazione, sempre a Bhasan Char, di una diga alta tre metri attorno alle medesime strutture ricettive.
Mentre le 7 navi citate provvedevano a trasferire nel golfo del Bengala la prima migliaia di Rohingya ricollocati, Shamsud Douza, uno dei portavoce della minoranza in fuga dall’ex Birmania, denunciava al mondo il pugno di ferro adottato da Dacca sul fronte migratorio.
Critiche alla decisione del Bangladesh di trasferire in mezzo all’oceano delle persone meritevoli di asilo politico sono state avanzate all’esecutivo bengalese anche dall’Onu.
Giovedì scorso, le Nazioni Unite, per bocca dei loro rappresentanti presso le istituzioni del Bangladesh, avevano infatti pubblicato un comunicato in cui si lamentavano di non essere state coinvolte nel processo di ricollocamento dei Rohingya stanziati in Bangladesh e di avere finora ricevuto poche informazioni da Dacca riguardo alla sorte dei rifugiati. Secondo il medesimo comunicato, non sarebbe stato inoltre permesso all’organizzazione internazionale di valutare in modo indipendente la sicurezza e l’abitabilità dell'isola. Tale documento raccomanda quindi alle autorità bengalesi di trasportare a Bhasan Char esclusivamente i profughi che abbiano esplicitamente acconsentito al rispettivo ricollocamento in pieno golfo del Bengala. I rifugiati, prosegue il testo, che dovessero liberamente accettare il loro trasferimento su quell’atollo dovrebbero anche, una volta lì, avere accesso all'istruzione e all'assistenza sanitaria, nonché potere abbandonare quel territorio inospitale se così desiderano.
A detta di organizzazioni umanitarie come Human Rights Watch e Amnesty International, le autorità di Dacca non avrebbero affatto soddisfatto le richieste dell’Onu, dato che molti rifugiati sarebbero stati di recente ricollocati a Bhasan Char senza potere esprimere il loro consenso, ossia in maniera coattiva. La versione delle ong circa il fatto che il trasferimento nell’oceano dei migranti sarebbe stato in gran parte imposto a questi ultimi dal governo bengalese è stata però immediatamente contestata da A.K. Abdul Momen, ministro degli Esteri del Bangladesh.

Articolo di Gerry Freda - ilgiornale.it

lunedì 28 dicembre 2020

Il Caso Assange: un assassinio al rallentatore

 


Un altro scienziato nucleare iraniano è stato assassinato. Mohsen Fakhrizadeh è stato ucciso da un'imboscata pianificata ed eseguita in modo elaborato. 
La complessità dell'attacco e le risorse necessarie per eseguirlo indicano fortemente un mandante importante. Le prove hanno rapidamente indicato un probabile assassino: Israele. Gli Stati Uniti erano sicuramente informati, se non addirittura attivi in qualche forma di collaborazione nell'operazione, poiché è opinione diffusa che prima che Israele compia tali uccisioni, informi gli Stati Uniti. Gli assassinii non sono una novità per Israele o per gli Stati Uniti. Gli americani hanno ammesso l'assassinio del maggiore generale iraniano Qasem Soleimani all'inizio del 2020. Al momento in cui scrivo, nessuno ha ammesso l'uccisione extragiudiziale di Mohsen Fakhrizadeh. Di solito gli omicidi mirati vengono eseguiti al buio.
Attualmente, v'è un tentativo di usare la macchina dello Stato per cercare di abbattere un uomo nel buio della prigione di Belmarsh  mediante un tribunale illegale britannico a Londra. I grandi media, tuttavia, hanno marginalizzato la copertura del caso Assange anche se il risultato è destinato ad avere un impatto enorme sul giornalismo.    
Nonostante le accuse contro Julian Assange, è risaputo che l'editore di Wikileaks è stato preso di mira per aver denunciato i crimini di guerra del governo degli Stati Uniti. In un mondo bizzarro capovolto, i criminali di guerra e i loro complici stanno gradualmente stringendo la morsa su Assange. Si tratta, infatti, di un assassinio al rallentatore che si svolge davanti agli occhi del mondo. A seguito dell'impegno geopoliticamente coordinato di abrogare l'asilo presso l'ambasciata ecuadoriana a Londra, Assange è stato arrestato e imprigionato nella prigione di massima sicurezza di Belmarsh. Continua a essere trattenuto in attesa di una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti per aver violato l’Espionage Act del 1917 allo scopo di "ottenere e divulgare illegalmente documenti classificati relativi alla difesa nazionale". L'incarcerazione è stata dolorosa per Assange a Belmarsh . Il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumane o degradanti, Nils Melzer, è stato molto critico nei confronti del trattamento di Assange, descrivendolo come "tortura psicologica".   
Dal 2010, quando Wikileaks ha iniziato a pubblicare prove di crimini di guerra e torture commessi dalle forze statunitensi, abbiamo assistito a uno sforzo sostenuto e concertato da parte di diversi Stati per ottenere l'estradizione del signor Assange negli Stati Uniti per essere perseguito, sollevando serie preoccupazioni per la criminalizzazione delle indagini investigative giornalistiche,  in violazione sia della Costituzione degli Stati Uniti sia del diritto internazionale. Da allora, c'è stata una campagna incessante e sfrenata di mobbing pubblico, intimidazione e diffamazione contro il signor Assange, non solo negli Stati Uniti, ma anche nel Regno Unito, in Svezia e, più recentemente, in Ecuador.
Melzer ha chiesto che la "persecuzione collettiva" finisca.
Anche la professione medica si è espressa contro i maltrattamenti di Assange. Una importante rivista medica, The Lancet riportava il messaggio di 117 medici dal titolo : "Porre fine alla tortura e all'abbandono medico di Julian Assange".  
Il caso di estradizione statunitense contro Assange è stato portato avanti durante l'amministrazione Trump, ma non ci si dovrebbe aspettare clemenza dal presidente eletto Joe Biden . Biden ha affermato che Assange è "da considerarsi alla stregua di un terrorista informatico".  
Un coraggioso parlamentare democratico, tuttavia, ha contrastato il mainstream del suo partito. L'hawaiano congressista Tulsi Gabbard, citando il Protect Brave Whistleblowers Act, legge che dovrebbe proteggere i giornalisti coraggiosi. Gabbard ha anche chiesto l'archiviazione immediata delle accuse contro Julian Assange.     
Recentemente, le circostanze sono diventate più fosche per Assange a causa di un'epidemia di COVID-19 in cui "almeno 56 persone nella prigione di Belmarsh , inclusi personale e detenuti, sono state trovate infettate". Wikileaks in precedenza aveva riferito che Assange, insieme a quasi 200 altri detenuti, era stato sottoposto a regime di isolamento dal 18 novembre.  
L'Australia non ha fatto nulla per il suo cittadino Assange. Si dice che il paese dei canguri funzioni per volere degli Stati Uniti. Questo è tanto vero che l'Australia si trova in una situazione economica precaria nei confronti del suo più grande partner commerciale, la Cina, proprio a causa delle pressioni statunitensi.
Cosa dovrebbero fare le persone di coscienza?  Le persone contro i crimini di guerra e quelle che sostengono la libertà dei media e il diritto del pubblico di essere informato, dovrebbero fare il possibile per ottenere la liberazione di Julian Assange, Chelsea Manning, e altri prigionieri di coscienza politicamente presi di mira. Il più grande "crimine" di Assange è stato quello di rivelare il disprezzo dell'establishment militare statunitense per le vite umane pubblicando il video Collateral Murder. E quelli di noi che affermano di difendere la giustizia sociale e la pace? Non abbiamo la responsabilità di fare il possibile per ostacolare l'assassinio furtivo di un uomo da parte del complesso militare-industriale-governativo per aver smascherato la sua natura omicida?  Ci sono cose semplici che chiunque può fare. Scrivere lettere, firmare petizioni, parlare. Salvare Assange, Manning, e altri perseguitati dai governi significa salvare la nostra umanità, e salvare noi stessi.   

domenica 27 dicembre 2020

La Bomba è pronta: tra breve in Italia

 


Un video, pubblicato il 23 novembre dai Sandia National Laboratories, mostra un caccia Usa F-35A che, volando a velocità supersonica a 3000 metri di quota, lancia una bomba nucleare B61-12 (dotata per il test di testata non-nucleare).

La bomba non cade verticalmente ma plana, finché nella sezione di coda si accendono dei razzi che le imprimono un moto rotatorio e la B61-12 (guidata da un sistema satellitare) si dirige sull’obiettivo che colpisce 42 secondi dopo il lancio.

Il test è stato effettuato il 25 agosto nel poligono di Tonopah nel deserto del Nevada.

Un comunicato ufficiale conferma il suo pieno successo: si tratta della prova di un vero e proprio attacco nucleare che il caccia effettua a velocità supersonica e in assetto stealth (con le bombe nucleari collocate nella stiva interna) per penetrare attraverso le difese nemiche. La B61-12 ha una testata nucleare con quattro opzioni di potenza selezionabili al momento del lancio a seconda dell’obiettivo da colpire. Ha la capacità di penetrare nel sottosuolo, esplodendo in profondità per distruggere i bunker dei centri di comando e altre strutture sotterranee.

Il programma del Pentagono prevede la costruzione di circa 500 B61-12, con un costo stimato di circa 10 miliardi di dollari (per cui ogni bomba viene a costare il doppio di quanto costerebbe se fosse costruita interamente in oro). È stato ufficialmente annunciato che la produzione in serie della nuova bomba nucleare comincerà nell’anno fiscale 2022, che inizia il 1° ottobre 2021 (ossia tra undici mesi). Non si sa quante B61-12 verranno schierate dagli Usa in Italia, Germania, Belgio e Olanda per sostituire le B61 il cui numero effettivo è segreto.

Foto satellitari mostrano che sono stati effettuati lavori di ristrutturazione nelle basi di Aviano e Ghedi in preparazione dell’arrivo delle nuove bombe nucleari, di cui saranno armati gli F-35A della US Air Force e, sotto comando Usa, quelli dell’Aeronautica italiana.

In quale situazione si troverà l’Italia, una volta che saranno schierati sul proprio territorio gli F-35A pronti all’attacco nucleare con le B61-12, è facilmente prevedibile. Quale base avanzata dello schieramento nucleare Usa in Europa diretto principalmente contro la Russia, l’Italia si troverà in una situazione ancora più pericolosa.

Dipenderà ancor più di prima dalle decisioni strategiche prese a Washington, che comportano scelte politiche ed economiche lesive della nostra sovranità e dei nostri reali interessi nazionali.

Dovrà accrescere la spesa militare dagli attuali 26 a 36 miliardi di euro annui, cui si aggiungeranno secondo i piani oltre 60 miliardi stanziati a fini militari dal Ministero dello sviluppo economico e tratti (più gli interessi) dal Recovery Fund.

L’Italia violerà ancor più di prima il Trattato di non-proliferazione, al quale ha aderito nel 1975 impegnandosi a «non ricevere da chicchessia armi nucleari né il controllo su tali armi, direttamente o indirettamente».

Rifiuterà ancora di più il recente Trattato Onu sulla abolizione delle armi nucleari, che stabilisce: «Ciascuno Stato parte che abbia sul proprio territorio armi nucleari, possedute o controllate da un altro Stato, deve assicurare la rapida rimozione di tali armi».

Per gettare un sasso nell’acqua stagnante di un parlamento che tace su tutto questo, l’on. Sara Cunial (Gruppo Misto) ha presentato una interrogazione a risposta scritta alla Presidenza del Consiglio e ai Ministeri della Difesa e degli Esteri.

Dopo aver esposto i fatti sopracitati, l’interrogazione chiede «se il Governo intende rispettare il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, ratificato dall’Italia nel 1975; se intende firmare e ratificare il Trattato ONU sulla abolizione delle armi nucleari, che entra in vigore nel 2021; se intende far sì, in base a quanto stabiliscono tali trattati, che gli Stati uniti rimuovano immediatamente qualsiasi arma nucleare dal territorio italiano e rinuncino a installarvi le nuove bombe B61-12 e altre armi nucleari».

Mentre aspettiamo di leggere la risposta del Governo, negli Usa fanno gli ultimi test della Bomba, che ci verranno a mettere sotto i piedi.

sabato 26 dicembre 2020

Passaporti vaccinali e app Covid diverranno obbligatori in futuro?

 



La vita non può tornare alla normalità finché non c'è un vaccino per COVID 19.

Almeno, questo è ciò che i governi, le multinazionali e i  principali media hanno sostenuto incessantemente. È interessante notare che lo sviluppo del vaccino è stato concretizzato in tempi molto rapidi negli Stati Uniti, presumibilmente per volere dell'amministrazione Trump. Questa rapidità si è vista anche in altri paesi come il Regno Unito, dove la somministrazione del vaccino è già cominciata da giorni. I tempi così brevi hanno portato alcuni a domandarsi se il vaccino fosse già pronto molto prima che venisse fatto l'annuncio, o addirittura, prima che la pandemia cominciasse.

Hanno cercato di metterci in guardia sui vaccini obbligatori

Anni fa, i "teorici della cospirazione" furono ridicolizzati per aver messo in guardia riguardo a un sistema in cui i vaccini sarebbero stati necessari per accedere a vari servizi. Oggi, tuttavia, i funzionari di vari governi stanno discutendo apertamente dello stesso sistema. Ci sono diversi casi in cui il “dibattito pubblico” si è centrato intorno all'idea di un “passaporto vaccinale"  o divieti e sanzioni per chiunque non sia disposto a usare determinate app. Il Chief Medical Officer of Health per l'Ontario, in Canada, il dottor David Williams, ha recentemente affermato che le persone che rifiutano la vaccinazione COVID-19 potrebbero "andare incontro a  delle limitazioni".    

Benvenuti nella nuova normalità: passaporti vaccinali e carte d’identità sanitarie

Per il momento, i passaporti vaccinali sono destinati principalmente ai viaggi internazionali. Tuttavia, il loro utilizzo può essere esteso a molti altri ambiti della vita. Passaporti vaccinali sotto forma di app gratuite in cui un viaggiatore (o partecipante a un evento) carica i risultati del test COVID-19 o lo stato della vaccinazione. Attualmente esistono due opzioni di passaporto vaccinale, di cui una operativa negli Stati Uniti in questo momento:

Common Pass: creato da Commons Project, questo pass sanitario è stato utilizzato a livello internazionale da ottobre sui voli United e Cathay Pacific tra New York, Londra, Singapore e Hong Kong. Common Pass funziona tramite l'app Health di Apple su iOS e CommonHealth per Android. Si collega a 230 sistemi sanitari statunitensi. Funziona come un codice QR scansionabile e può memorizzare i dati del test o del vaccino di un passeggero e i piani di viaggio( non è ancora pubblicamente disponibile per il download).

IATA Travel Pass: Atteso il lancio nei primi mesi del 2021, IATA Travel Pass, è attualmente in fase di sviluppo da parte del Transport Association International. Secondo il sito web IATA , il pass digitale per i viaggiatori è: Una soluzione globale e standardizzata per convalidare e autenticare tutte le normative nazionali relative ai requisiti di viaggio dei passeggeri COVID-19.    

Biglietti per la vaccinazione: il futuro dei concerti e degli eventi

Ticketmaster ha annunciato che sta esplorando la possibilità di richiedere la prova della vaccinazione per l'acquisto dei biglietti e l'ingresso agli eventi. Un articolo pubblicato su Billboard afferma:  Ticketmaster ha lavorato a un framework per la sicurezza dei fans nel periodo post-pandemia che utilizza gli smartphone per verificare lo stato di vaccinazione o se sono risultati negativi al coronavirus entro una finestra di 24-72 ore. Molti dettagli del piano, ancora in fase di sviluppo, si baseranno su tre componenti separate: l'app Ticketmaster per biglietti digitali, società di informazioni sanitarie di terze parti come CLEAR Health Pass o Digital Health Pass di IBM, e fornitori di test e vaccini come LabCorp e CVS Minute Clinic.

Se questi tipi di biglietti  fossero approvati, come dovrebbero funzionare?

L'articolo di Billboard fornisce ulteriori dettagli su ciò che le persone dovranno fare per partecipare a concerti e altri eventi. Dopo aver acquistato i biglietti, le persone dovranno fornire la prova della vaccinazione COVID-19 o il test negativo 24-72 ore prima dell'evento. Devono avere la prova della vaccinazione o i risultati dei test, e consegnarli a un'azienda di certificati sanitari, come CLEAR o IBM. L'azienda verifica lo stato COVID-19 del partecipante a Ticketmaster (a Ticketmaster non sarà concesso l'accesso alle cartelle cliniche dei nominativi). I vaccinati o quelli con esito negativo del test ricevono da Ticketmaster le credenziali necessarie per accedere all'evento. A chi risulterà positivo o che non potrà verificare il proprio stato non sarà consentito l'accesso ad alcun evento. 

Stati diversi avranno requisiti diversi

Il ruolo principale delle aziende sanitarie sarà quello di raccogliere dati da test e fornitori di servizi medici e fornire aggiornamenti di stato alle aziende partner. Ciò avverrebbe in  modo sicuro e crittografato conforme all'Health Insurance Portability and Accountability Act (HIPAA). Per gli individui finanziariamente privilegiati da permettersi di acquistare i biglietti sempre più costosi dal monopolio di Ticketmaster, il mondo avrà fatto un passo da gigante verso la "nuova normalità".

Le compagnie aeree stanno rapidamente seguendo l'esempio

Dalla CNN: il vettore nazionale australiano Qantas richiederà ai futuri viaggiatori internazionali di fornire la prova della vaccinazione contro Covid-19 prima del volo. Il CEO della compagnia aerea Alan Joyce ha dichiarato lunedì in un'intervista che la mossa diventerebbe  una "necessità", dal momento che  i vaccini contro il coronavirus sarebbero prontamente disponibili. Joyce ha affermato che la compagnia aerea sta cercando di modificare i suoi termini e condizioni per "chiedere alle persone di farsi vaccinare prima di salire sull'aereo". “A livello nazionale, dovremo vedere come si evolverà la situazione sul mercato, ma certamente, per i visitatori internazionali e le persone che lasciano il paese, pensiamo che sia una necessità”, ha detto il responsabile della Qantas. Sebbene Qantas sia la prima compagnia aerea a indicare che le vaccinazioni contro il Covid-19 sarebbero un must prima del viaggio, anche altre potrebbero presto richiederlo.

Qualunque sia la "nuova normalità" per viaggiare, si propagherà rapidamente nella vita di tutti i giorni

I ricercatori sospettano che questi nuovi "passaporti" saranno rapidamente estesi all'occupazione, all'istruzione e persino all'acquisto di cibo.  A giudicare dai comportamenti di coloro che ci circondano, queste preoccupazioni sono del tutto legittime. Cosa farai se non puoi partecipare a un evento preferito o volare per vedere la tua famiglia? Avrai scelta? In caso affermativo, quale scelta farai? 


venerdì 25 dicembre 2020

La Striscia di Gaza è "inabitabile": il genocidio di Israele a Gaza non viene interrotto, ma l'Europa ne sta finalmente prendendo atto ?

 


Un lungo e crudele assedio, costanti attacchi israeliani che hanno portato all'uccisione di innumerevoli civili, distruzione di case e infrastrutture, estrema povertà e traumi rimangono il pane quotidiano dei palestinesi a Gaza.
Un rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite nel 2018 affermava che entro il 2020 la Striscia di Gaza sarebbe stata inabitabile. Diceva specificamente che:  "Gaza potrebbe essere invivibile entro il 2020". Il rapporto sottolineava anche che “Michael Lynk, Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, ha richiamato l'attenzione sulla persistente mancata collaborazione di Israele con il mandato del Relatore speciale. Come con i suoi due predecessori, Israele non gli ha concesso l'ingresso per visitare il paese, né il territorio palestinese occupato". Chi pensa che la Striscia di Gaza fosse vivibile prima del 2020 è fuori dalla realtà.  
La Striscia di Gaza è stata un disastro umanitario da quando fu creata artificialmente all'indomani della campagna sionista di pulizia etnica del 1948. Nacque principalmente per ospitare le centinaia di migliaia di palestinesi cacciati dalle loro terre dai terroristi sionisti nel sud della Palestina. Impoveriti e senzatetto, questi rifugiati sono stati costretti a sopravvivere con sussidi, e oggi costituiscono più della metà dei 2,2 milioni di abitanti della Striscia di Gaza. Considerando l'elevato standard di vita dei cittadini ebrei di Israele in quella parte del paese, vivendo come vivono nelle stesse terre da cui i palestinesi furono esiliati, la "Striscia" non è mai stata "vivibile".

Una delegazione europea in visita

Una delegazione di rappresentanti europei ha recentemente visitato Gaza, ma gli europei non hanno usato la loro influenza, politica o meno, per porre fine alle violazioni israeliane dei diritti umani e del diritto internazionale.
Non ci sarebbe voluto molto ai rappresentanti dell'UE per vedere la devastazione, la povertà e le gravi carenze vissute dalla popolazione di Gaza. Tutto quello che bisogna fare è guidare attraverso la Striscia di Gaza per vedere le prove, eppure nessun cambiamento di rotta sembra essere proveniente dall’Europa.
Infatti, secondo la stampa israeliana, la Germania ha appena annunciato che, al fine di fornire a Israele un vaccino di fabbricazione europea per il Covid-19, "i tedeschi hanno usato la loro influenza nell'UE per aggirare la regola che sarebbe stato fornito un vaccino prodotto in Europa  prima ai paesi europei. La Germania ha giustificato la decisione in parte attraverso il suo "impegno storico a sostenere Israele". Sapendo benissimo che a milioni di palestinesi viene negata l'assistenza sanitaria e che la diffusione del Covid-19 tra i palestinesi è allarmante, nessun impegno del genere è stato preso per assistere i palestinesi nella loro lotta contro la pandemia. 

Complicità

La modalità che gli europei applicano cooperando con lo Stato di Israele, anche se affermano di essere paladini dei diritti umani, equivale a complicità. Secondo la Convenzione di Ginevra, in particolare lo Statuto di Roma, la cooperazione europea con Israele costituisce complicità nel genocidio. Quando si guarda alla definizione di genocidio e la si confronta con le azioni di Israele a Gaza, è abbastanza chiaro che lo Stato sionista è coinvolto totalmente. 

Convenzione sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio
Articolo II
Nella presente Convenzione, per genocidio si intende uno qualsiasi dei seguenti atti commessi con l'intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale:
Uccidere membri del gruppo;
Provocare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo;
Infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita calcolate per determinarne la distruzione fisica in tutto o in parte;
Imporre misure intese a prevenire le nascite all'interno del gruppo;
Trasferimento forzato dei bambini del gruppo in un altro gruppo;
Tre dei cinque esempi qui forniti sono costantemente applicati da Israele a Gaza. 

Inoltre, l'articolo II della Convenzione sul genocidio "contiene una definizione ristretta del crimine di genocidio, che include due elementi principali", uno dei quali è "l'intento di distruggere, in tutto o in parte, una comunità nazionale, etnica, razziale o religiosa, gruppo, in quanto tale". 

Gli attacchi israeliani a Gaza dimostrano chiaramente che fanno parte di una strategia più ampia e che c'è un chiaro intento di volere la distruzione di un popolo.   

Secondo a un rapporto pubblicato da Human Rights Watch (HRW), la questione della complicità con il genocidio è abbastanza chiara. “La giurisprudenza precedente ha definito il termine complicità come aiuto e favoreggiamento, istigazione e procacciamento”. La complicità a commettere genocidio nell'articolo 2 (3) si riferisce a tutti gli atti di assistenza o incoraggiamento che hanno contribuito in modo sostanziale, o hanno avuto un effetto sostanziale sul completamento del crimine di genocidio”.   
Il rapporto ha definito quanto segue come elementi di complicità nel genocidio:

“Complicità procurando mezzi, come armi, strumenti o qualsiasi altro mezzo, usato per commettere genocidio, sapendo che questi mezzi sarebbero stati usati per tale scopo”;

“Complicità aiutando o incoraggiando consapevolmente l’autore di un genocidio nella pianificazione o nell'attivazione degli atti dello stesso”;

Secondo tale definizione, sia gli Stati dell'UE che gli Stati Uniti sono complici del crimine di genocidio.
Human Rights Watch sostiene che Israele ha “sistemi discriminatori radicati che trattano i palestinesi in modo diseguale. Comprende abusi sistematici dei diritti, comprese punizioni collettive, uso di routine di una forza eccessiva contro i manifestanti e detenzione amministrativa prolungata senza accusa o processo per centinaia di persone”. 
Continua ad affermare che Israele “costruisce e sostiene insediamenti illegali, espropriando la terra palestinese e imponendo oneri ai palestinesi ma non ai coloni, limitando il loro accesso ai servizi di base e rendendo quasi impossibile la loro permanenza”.
Per quanto riguarda la Striscia di Gaza, HRW scrive che “la chiusura di Gaza durata più di un decennio da parte di Israele limita gravemente il movimento di persone e merci, con un impatto umanitario devastante”.

Cosa può costituire un aiuto?

Il primo ordine del giorno deve essere la revoca immediata e incondizionata dell'assedio imposto alla Striscia di Gaza dal 2007. A tutti gli aerei israeliani deve essere imposta una no-fly zone monitorata dall'ONU o dalle forze navali europee. Oltre a queste misure, gli aiuti umanitari devono essere messi a disposizione della popolazione di Gaza senza indugio.
Israele deve essere sanzionato e ogni cooperazione militare ed economica deve essere interrotta fino a quando non si conformerà al diritto internazionale e metterà fine a tutte le violazioni dei diritti umani. Ciò dovrebbe essere seguito da  elezioni libere ed eque, un voto in tutta la Palestina storica. Quindi devono essere messe in atto procedure per il rimpatrio dei rifugiati palestinesi e devono essere accantonati fondi per il pagamento di riparazioni e restituzione.
Israele deve anche essere ritenuto responsabile delle sue violazioni del diritto internazionale sin dal 1948 e i politici israeliani, così come i comandanti militari, devono essere indagati e accusati di crimini di guerra.
I paesi europei sono pienamente consapevoli della realtà che esiste a Gaza. Un lungo e crudele assedio, costanti attacchi israeliani che hanno portato all'uccisione di innumerevoli civili, distruzione di case e infrastrutture, estrema povertà e traumi sono il pane quotidiano dei palestinesi a Gaza.
La realtà a Gaza non è un segreto e le violazioni israeliane del diritto internazionale sono ben note. Tuttavia, i governi europei hanno l'abitudine di vedere le persone colonizzate come bisognose di aiuti, ma fanno poco per aiutarle davvero. L'aiuto che forniscono è a volte economico e talvolta umanitario sotto forma di prodotti alimentari, ma raramente è sufficiente. Nel caso della Striscia di Gaza è necessaria una vera azione politica, ma non è chiaro se e quando l'UE sarà disposta ad agire.
Ora il 2020 è arrivato e finito, il rapporto delle Nazioni Unite è stato accantonato e non è cambiato nulla. Oltre due milioni di persone rimangono imprigionate da Israele nella Striscia di Gaza. Soffrono di una mancanza dei bisogni più basilari come acqua potabile, elettricità, medicine e cibo. Israele nega loro anche i diritti umani fondamentali, mentre gli ebrei israeliani che vivono a pochi minuti di distanza godono di uno standard di vita che è, in ogni caso, invidiabile con pieno accesso alle migliori cure sanitarie, alimentazione e acqua pulita.


giovedì 24 dicembre 2020

Idrossiclorochina (HCQ): la soppressione di un comprovato rimedio per il COVID-19

 


L'idrossiclorochina (HCQ) è un farmaco approvato dalla FDA da oltre 65 anni. È stato incluso nell'elenco dei farmaci essenziali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1977. Le persone sono state curate in modo sicuro con HCQ miliardi di volte per la malaria, il lupus, l'HIV e l'artrite reumatoide. L'HCQ esercita effetti sia antinfiammatori che antivirali. Tuttavia, la FDA ha indotto molti stati a vietare l'uso di HCQ per il trattamento del COVID-19 e ha reso molto difficile ottenere una prescrizione altrove negli Stati Uniti, grazie a studi che esagerano notevolmente un potenziale problema del ritmo cardiaco. Al contrario, il sito web CDC dice questo su HCQ:

"Con dosi frequenti, gli eventi avversi riportati raramente includono aritmie cardiache in soggetti con disfunzione epatica o renale ... CDC non pone limiti sull'uso di idrossiclorochina per la prevenzione della malaria ... Può anche essere assunto in sicurezza da donne incinte e madri che allattano ... e bambini di tutte le età."

Il 19 novembre, il dottor George Fareed dalla California ha testimoniato davanti al Senate Homeland Security Committee sul trattamento con successo di oltre 1000 pazienti COVID con HCQ. Il 10 dicembre, Fareed ha risposto come segue alle domande del senatore Josh Hawley :   

"Prima si può iniziare il trattamento dopo l'inizio dell'infezione, meglio è ... Purtroppo, molte persone infette, medici di assistenza primaria e medici in ER seguono le disposizioni del NIH e del Dr. Fauci senza che vengano offerti trattamenti efficaci. Abbiamo bisogno che il NIH / FDA / CDC riconosca formalmente l'importanza di un trattamento precoce con antivirali sicuri e ad azione moderata [come l'HCQ] così prontamente disponibili. Quando (se mai) ciò accadrà, tutto migliorerebbe notevolmente ".

Su c19study.com è disponibile un elenco aggiornato dei paesi che trattano con successo il COVID con HCQ, principalmente in combinazione con zinco e un antibiotico (azitromicina o doxiciclina): India, Corea del Sud, Indonesia, Cina, Grecia, Russia, Emirati Arabi Uniti, Turchia e paesi in tutta l'Africa, Sud America e America Centrale.

La soppressione dell'HCQ è un fattore centrale nel motivo per cui gli Stati Uniti hanno tra i peggiori tassi di contagio e morte da COVID-19.

Ad esempio, BBC News ha pubblicato un articolo intitolato "Come la Turchia ha preso il controllo dell'emergenza Covid-19": "Il medico capo Nurettin Yiyit dice che è fondamentale usare l'idrossiclorochina presto. "Non abbiamo alcuna esitazione su questo farmaco. Crediamo che sia efficace perché otteniamo i risultati".

Uno studio in India, dove l'HCQ è ampiamente utilizzato come profilassi (farmaco preventivo), ha concluso che:

"Il risultato fondamentale del nostro studio sono stati i notevoli vantaggi della profilassi HCQ ... La National Task Force per il COVID-19 in India ha raccomandato una dose di mantenimento una volta alla settimana per sette settimane ..."

Harvey Risch , MD, Ph.D. , È un rinomato professore di epidemiologia presso la Yale School of Public Health, autore di oltre 300 pubblicazioni. Ecco come descrive la situazione: 

"C'è stata una massiccia campagna di disinformazione che si estende dal governo ai media ... Le prove a favore del beneficio dell'idrossiclorochina nei pazienti ad alto rischio trattati precocemente come pazienti ambulatoriali sono più forti di qualsiasi altra cosa che abbia mai studiato ... La FDA ha fatto affidamento sul dott. Fauci e i suoi gruppi consultivi del NIH per rilasciare una dichiarazione in cui si afferma che non vi è alcun vantaggio nell'usare l'idrossiclorochina nei pazienti ambulatoriali ... Ciò ha portato alla morte di centinaia di migliaia di americani che avrebbero potuto essere salvati utilizzando questo farmaco ... Le persone devono scrivere o chiamare i loro membri del Congresso e senatori ... [La] burocrazia è succube di altre forze che inducono a prendere decisioni non basate sulla scienza".

  

HCQ è generico e costa pochi dollari per un intero trattamento.


Alla fine di maggio, c'erano oltre 150 milioni di dosi di HCQ nello Strategic National Stockpile (SNS). Questa scorta si sta attualmente esaurendo nei magazzini del governo. Il 22 giugno, l'Association of American Physicians & Surgeons (AAPS) ha intentato una causa per un'ingiunzione contro l'ordine del 28 marzo della FDA che vieta l'uso di questa scorta ad eccezione dei pazienti COVID già ospedalizzati per i quali è troppo tardi. L'unico farmaco approvato dalla FDA per il trattamento ambulatoriale di COVID-19 è il Remdesivir , un farmaco in gran parte inefficace prodotto dal gigante farmaceutico Gilead, che costa oltre 3000 dollari per un trattamento. L'industria farmaceutica immensamente ricca che non può trarre profitto da un rimedio economico e disponibile come HCQ, è in gran parte responsabile della sua soppressione attraverso l'influenza sulle agenzie governative e sui media. 

Un'illustrazione di come funziona il sistema è descritta dai redattori capo delle due riviste mediche più prestigiose al mondo, vale a dire The Lancet e il New England Journal of Medicine, che citano le pressioni "criminali" esercitate su di loro dalle aziende farmaceutiche, spiegando così come sono stati pubblicati una serie di studi HCQ negativi. Nelle parole dell'editor di The Lancet, il dottor Richard Horton: 

"Se continua così, non saremo in grado di pubblicare altri dati di ricerca clinica perché le aziende farmaceutiche sono finanziariamente potenti ... Le riviste si sono trasformate in operazioni di riciclaggio di informazioni per l'industria farmaceutica".

"Le riviste mediche sono un'estensione del ramo marketing delle aziende farmaceutiche", ha scritto Richard Smith , ex redattore capo del British Medical Journal (BMJ).